Al tavolo delle trattative la Sinistra arcobaleno porterà il nome di Donatella Albini (medico ginecologo a Chiari, indipendente) come possibile candidato-sindaco. Il suo sembrava un nome da testare alle primarie ma – ora che le primarie sono più lontane – il suo ruolo rischia di essere meno chiaro. È lei stessa a chiarirlo.
Dottoressa, le sarà candidata sindaco alle primarie, al primo turno o a cosa?
La mia è una candidatura a sindaco e basta, con pari dignità rispetto ad altre. È una candidatura offerta e sofferta da parte di una persona che non ha tessere di partito. La mia è una candidatura assunta nella consapevolezza che il centrosinistra debba andare unito al voto. Per raggiungere questo obiettivo servono le primarie, come chiedono la sinistra che mi sostiene e il Pd.
A livello nazionale l’Unione non gode di buona salute…
Ma c’è una particolarità bresciana, e le amministrative non sono sovrapponibili alle politiche. Se a livello nazionale ci sono grandi contraddizioni, a Brescia il realismo politico e il tessuto culturale e politico dicono che ha senso che il centrosinistra si presenti unito.
Fra le forze che compongono la sinistra arcobaleno, ce n’è una a cui si sente più vicina?
La mia posizione e la mia storia mi consentono di essere vicina a tutti e prima di tutto a me stessa. Ho militato nel movimento studentesco, nel movimento delle donne, nei primi quartieri, sono stata alla scuola di Dolores Abbiati nel Pci, negli anni dell’università ci si trovava con Cremaschi e Sabattini. I rapporti nazionali mi hanno reso più autonoma, e mi consentono di riconoscermi oggi sia nelle forze della sinistra arcobaleno che in un pezzo del Pd. Chi ha vissuto da sempre a Brescia sa che pensare a una sinistra che va da sola è utopistico.
La sinistra radicale è accusata di dire sempre di no, dalla Brebemi alle grandi opere. Lei dirà qualche sì?
La mia passione è tanta, la competenza poca. Ho però la visione della realtà. Sono d’accordo con la politica della viabilità impostata dai Verdi, considero la sicurezza come una condizione di democrazia e di vivibilità per le persone. Se mi capiterà di fare il sindaco, la prima cosa che farò sarà istituire il servizio soccorso violenza sulle donne. È stato il primo atto del governo Zapatero dà visibilità al problema. Io rivendico il mio essere fuori dai protocolli delle segreterie: so che la politica è mediazione, ma non rinuncerò a dire la mia.
C’è il rischio che il centrosinistra perda i pezzi…
Io spero che si superi questo rischio nella logica del buon governo della città. per non far vincere il centrodestra ci vuole un centrosinistra unito. Spero che ai fini dell’alleanza di governo anche i socialisti, alla fine, accettino il metodo delle primarie. Non esiste, non immagino un centrosinistra senza la loro risorsa umana e progettuale.
Cosa la allontana di più dalla destra?
Il loro rapporto con gli stranieri, a cui non riconoscono cittadinanza. Gli stranieri sono il nuovo che avanza, nel mio reparto il 70% delle nascite è di bimbi stranieri. E poi l’idea poliziesca di sicurezza, invece è ordinamento della città.
I suoi rapporti con gli altri candidati del centrosinistra?
Del Bono non lo conosco. Con Laura abbiamo fatto un convegno sulla violenza sulle donne. Ma dopo la mia candidatura non ci siamo ancora sentite.
DONATELLA ALBINI «Primarie per ritrovare l’unità persa»
Febbraio 6, 2008 · 1 Commento
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