Blog de “La sinistra l’arcobaleno” a Brescia

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Febbraio 11, 2008 · 4 Commenti

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Categorie: NEWS

4 risposte finora ↓

  • bruna // Febbraio 24, 2008 a 6:30 pm | Replica

    Questo msg non e’ un commento è una richiesta inoltrata anche agli altri candidati sindaco. Sono una cittadina di una zona di brescia che in campagna elettorale risulta scomoda: quartiere primo maggio, quindi zona Caffaro, quindi PCB. Forse mi è sfuggito ma non ho trovato, da parte di nessun candidato devo dire, dichiarazioni in merito al problema bonifica. Il nostro unico parco pubblico è chiuso da ben 5 anni credo e mi sembra inutile sottolineare l’importanza sociale che un parco può avere in un piccolo e gia’ problematico quartiere. Sig.ra Albini cosa intente fare in merito? Spero in una risposta e distintamente saluto

  • Donatella Albini // Marzo 8, 2008 a 12:51 pm | Replica

    Gentile Direttore,
    ad ulteriore conferma dello smarrimento del senso di laicità e dell’urgenza di colpire il corpo delle donne, agli inizi di febbraio è arrivato negli ospedali e nei consultori un decreto della Direzione Generale della Sanità della Regione Lombardia (n. 327/08), definito”atto di indirizzo” per l’attuazione della l. 194/78, firmato dal Direttore Generale della Sanità.
    Tra l’altro questa è una procedura piuttosto inusuale, trattando di una legge nazionale, che ha come nodo centrale un diritto fondamentale, l’autodeterminazione della donna e quindi la regolamentazione regionale deve essere valutata con attenzione, per il rischio di introdurre discipline differenziate da regione a regione. Se invece è lo Stato, con procedimento nazionale ad occuparsene, lasciando alle regioni la consueta organizzazione, questi pericoli vengono meno.
    L’attenzione è posta esclusivamente su alcuni punti della l. 194 con la finalità di definire un rigido controllo del percorso previsto dalla legge piuttosto che favorire una libera riflessione su di sé, da parte della donna, che porti a scelte consapevoli.
    I punti più discutibili sono:
    1)I consultori, essendo servizi pubblici, dove la regola è la riservatezza , la modalità è la discrezione, la strategia è il rispetto della persona, non possono essere, come afferma la Regione, un luogo di presenza delle organizzazioni del volontariato. Si può pensare a una forma di convenzione con strutture esterne di supporto che appartengono al mondo del volontariato.
    2)I consultori sono ancora al di sotto del rapporto ottimale 1:20000 abitanti, indicato nel Progetto Obiettivo Materno Infantile, con notevolissime differenze da regione a regione e da nord a sud. Gli otto milioni di euro stanziati dalla Regione Lombardia il 22/01/2008 possono essere una buona risorsa, a patto che siano privilegiati nella spartizione della risorsa i consultori pubblici rispetto ai privati.
    3)La rete di comunicazione e collaborazione tra ospedali e consultori è il fondamento dell’accoglienza della donna, con il suo pesante carico di libertà e di dolore, ed è una preziosa occasione per accompagnarle con rispetto e tenerezza e va realizzata in sintonia con i sindaci, che tornano ad essere i garanti della salute dei loro cittadini/e.
    4)Questo non significa, come affermala Regione, che la donna “è obbligata” a rivolgersi al consultorio e all’ospedale territorialmente contiguo sia perché la l. 194 non lo prevede, sia perché la libertà di cura è sancita dalla Costituzione, sia perché la donna vuole allontanarsi dal luogo in cui vive per discrezione o per pudore.
    5)Non è certo un opuscolo sulle leggi e i servizi da solo, come propone la Regione, a sostenere la donna, ma una vicinanza rispettosa e seria a queste donne troppo giovani, troppo povere o troppo sole o chiuse nel dolore del fallimento.
    6)Sull’aborto del secondo trimestre esiste già tra i ginecologi una sorta di codice etico, che ne rende possibile l’esecuzione fino alla potenziale vitalità del feto; la coscienza professionale e la valutazione caso per caso sono già una garanzia sufficiente per l’aborto terapeutico. L’indicazione delle 22 settimane e 3 giorni dato dalla Regione come limite per l’aborto terapeutico, introduce una modificazione del dettato della l. 194 e come tale va rigettato. Oltre a quest’ultima osservazione va detto che, per consentire a tutte le donne, a tutti i genitori di sapere se il loro bambino/a sta bene, è necessario che sia consentito l’accesso all’ecografia della ventesima/ventunesima settimana, con liste d’attesa non superiori ai 20 giorni in tutti i presidi pubblici.
    7)La modificazione più odiosa e sprezzante introdotta dalla Regione sulla 194, e quindi da rigettare, senza dubbio alcuno, è l’introduzione della clausola di tre figure mediche che attestino la certificazione dell’aborto terapeutico (la legge faceva riferimento a uno) e la cancellazione della donna. Qui, più che altrove, scordarsi della donna è scordarsi del suo valore come persona e del dolore, che ha dentro di sé, nel corpo e nel cuore.
    Non vi è traccia in questo decreto di strumenti per la prevenzione delle gravidanze indesiderate e per l’educazione alla sessualità.
    E’ triste dovere riaffermare principi sanciti dalla Costituzione, essere costretti a ricordare norme fissate da una legge dello Stato, ma ormai non si può tacere.

    Le donne della Sinistra Arcobaleno

    Donatella Albini
    Via Cave 51, Brescia
    0302008173

  • Donatella Albini // Marzo 8, 2008 a 12:55 pm | Replica

    La legge 194 non sancisce il diritto di aborto, non sancisce il diritto di potersi autodeterminare, di scegliere di interrompere una gravidanza, afferma l’autodeterminazione come principio etico di regolazione delle capacità procreative.
    E’ un diritto che attiene alla sfera di autoregolazione individuale anche se non dà conto del tormento interiore , in cui questo diritto si esercita.
    E’ di libertà femminile che stiamo parlando, di quella libertà, che è anche il principio, che si pone all’inizio della vita umana, attraverso tre passaggi:
    1.Non si può obbligare una donna a diventare madre.
    2.La relazione materna, indispensabile alla vita umana, si stabilisce nell’attimo in cui la donna l’accetta, fa spazio dentro di se e non c’è legge coercitiva che possa far sviluppare un grembo psichico, essenziale perché un bambino sia accolto ed amato. Il bambino deve avere un posto nella vita della madre e il posto è creato dal desiderio della donna e poi dei genitori. Qui sta il mistero del concepimento, non sta nella meccanica delle cellule e non c’è ecografia che lo possa svelare.
    3.La vita umana comincia da questo sì liberamente pronunciato, tocca alla donna dire sì alla vita che comincia in lei, alla donna che accoglie e coltiva una nuova vita, che poi consegna all’umanità; vita che prima di desiderare, sentire, parlare, è dentro un corpo di donna e lo deve attraversare per esistere.
    La storia del corpo della donna è la storia della donna e la sua capacità di pensare il corpo e non al corpo, sancisce la norma tra essere consapevolmente dentro un corpo che pensa , sente, dà la vita, e osservarsi dentro un corpo che è una somma di funzioni oltre all’esistere.
    Dunque l’espressione più alta dell’esistenza femminile è la libertà vissuta attraverso il corpo, abbracciato dal pensiero.
    Non è un caso che allo smarrimento del senso di laicità a cui si assiste oggi nella società politica corrisponde un attacco durissimo alla libertà femminile nelle azioni politiche.
    Cara Laura, orgogliosamente e biologicamente “donna”; no io, donna.

  • Marino Bettinazzi // Aprile 14, 2008 a 12:23 pm | Replica

    Dopo 37-38 anni è stato bello rivederti impegnata in questa campagna elettorale, volevo farti un grandissimo “in bocca al lupo” per un risultata che vada oltre ogni tua aspettativa.
    Con tanta simpatia Marino Bettinazzi – Remedello

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