Una brutta impressione, un impatto violento: purtroppo non è un film ma una realtà immersa nella nostra città».
Donatella Albini, candidata al Comune della Sinistra Arcobaleno, commenta in questo modo la sua visita al carcere di Canton Mombello, «prigione fuorilegge dal momento che non è rispettato il regolamento penitenziario approvato nel 2000».
Albini è a pochi passi dal cancello d’ingresso della casa circondariale e con lei ci sono anche altri esponenti della sinistra bresciana: i consiglieri regionali Arturo ed Osvaldo Squassina, la segretaria provinciale di Rifondazione Giannarosa Baresi, Beppe Almansi e Cristiana Manenti.
«Rispetto a un anno fa la situazione non è migliorata – afferma Almansi -, per questo appoggiamo il grido di allarme lanciato poche settimane fa dal garante dei detenuti Mario Fappani: Canton Mombello deve essere chiuso e ci vuole un nuovo carcere». Per la sinistra la casa circondariale di Brescia non può continuare a restare aperta.
I numeri parlano da soli. I detenuti sono 359 in una situazione quindi di grave sovraffollamento: solo 49 hanno avuto però una sentenza definitiva, gli altri 310 sono in attesa di giudizio, il 15 per cento dei quali tra i 18 e i 25 anni.
«In un contesto come questo – afferma Donatella Albini -, per loro è l’inizio della fine». In cinque o anche sette persone per cella, devono mangiare a turni perché c’è un solo tavolino con due o tre posti a sedere. Mancano i bidè e per ogni raggio ci sono solo tre docce, magari senza acqua calda. «Anche chi ha commesso un reato è una persona – ricorda Albini – e deve avere garantiti i diritti basilari».
Le cose non vanno meglio dal punto di vista sanitario con decine di malati di Hiv o epatite per i quali dovrebbero essere prese delle precauzioni minime, pur all’interno di una «doverosa» convivenza con gli altri. Medici e infermieri sono pochi e ancor meno sono gli agenti penitenziari: 364 quelli in pianta organica, 258 quelli effettivamente in servizio. Dei detenuti in carcere il 70 percento sono immigrati extracomunitari, ai quali bisogna aggiungere una trentina di rumeni.
«Dal primo gennaio al 10 febbraio ci sono stati 400 nuovi ingressi in carcere – sottolinea però Almansi -, 224 dei quali vi sono rimasti per non più di un paio di notti e tutti a causa della legge Bossi-Fini». Non tutti «criminali», insomma, ma anche e soprattutto persone senza permesso di soggiorno che entrano in carcere per le pratiche di identificazione.
«Basterebbe che restassero nelle celle di sicurezza della questura – osserva Almansi senza entrare nel merito della legge – e non ci sarebbe un carcere così pieno». Meglio chiuderlo, insomma, Canton Mombello, e ricostruirlo ex novo. «Bisogna metter mano alla situazione – sottolinea la candidata sindaco – : questa struttura non garantisce i diritti minimi delle persone».
«Verziano diventerà a breve carcere autonomo – ricorda Almansi -, ma noi siamo contrari a un raddoppio di quella struttura. Sia i detenuti che gli agenti dicono che è importante essere in città, anche solo per sentire i rumori dalla strada e non sentirsi completamente isolati».
«E’ però fondamentale che se e quando Canton Mombello verrà chiuso – dichiara Arturo Squassina -, quest’area resti rigorosamente pubblica, senza quindi gli appetiti della speculazione edilizia» in un’area centrale e molto importante. Dal canto suo Osvaldo Squassina ha ricordato che con la visita di ieri è iniziato il «tour» elettorale della Sinistra Arcobaleno in città.
Nei prossimi giorni si «toccheranno» le strutture ospedaliere, i luoghi di lavoro, i quartieri della periferia di Brescia, i mercati e gli spazi della vita associata.
di Thomas Bendinelli (Bresciaoggi – 23/02/2008)
