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di Fabio Sebastiani Liberazione 11 aprile 2008 Marco Fenaroli è il segretario della Cgil di Brescia. Ha cinquantasette anni. E’ stato sempre vicino alle posizioni di quello che fino a poco tempo fa erano i Democratici di sinistra. Oggi ha scelto un percorso di critica al partito Democratico. Dalle prossime elezioni il centro-sinistra perderà il trattino e ciò non potrà non avere conseguenze per il sindacato. Tu come la vedi?
A che cosa ti riferisci? Penso osprattutto alle proposte che si sentono da parte dello schieramento di destra e dal Partito democratico. Cito così, a caso, dalle pensioni alla eleminazione del carico fiscale sugli straordinari sul secondo livello di contrattazione, fino ai compensi ai precari. Si tratta di una invasione di campo pesantissima. Secondo me alla fine i lavoratori ci chiederanno cosa siamo capaci di replicare visto che i politici promettono a destra e a manca. Sul sindacato ricadrà il peso delle aspettative deluse. Però è stato sempre un po’ così nei rapporti tra la poiltica e il sindacato, non credi? No. Questa demagogia che nel centrosinistra è un dato nuovo. Siamo di fronte a una rincorsa sensa senso. Siccome che la sconfitta del partito democratico è probabile, assisteremo a una fuga dalle responsabilità da parte loro. L’assetto istituzionale che si va prospettando non è tra i più rassicuranti per il sindacato. In più questo Partito democratico che vuole introiettare il confronto tra capitale e lavoro al suo interno sottraendolo in questo modo al Parlamento non è che sia una cosa positiva. La corsa da soli, il nome del cadidato presidente del Consiglio ci dicono di una corsa sfrenata al presidenzialismo. Materialmente, si cambia il sistema da parlamentare a presidenziale. Si tratta di una semplificazione pericolosa perché la dialettica sociale ha bisogno di esprimersi. Il patto tra produttiori senza una critica al capitalismo italiano è un elemento che non ha molto senso. La Dc non ha mai candidato Mortillaro (a capo di Federmeccanica, ndr) perché la mediazione la faceva direttamente lei come partito-Stato. Nel partito Democratico vengono inglobate figure opposte sul piano della dialettica sociale, almeno sul piano simbolico. In realtà, c’è la critica alla precarietà ma non al tipo di sviluppo che abbiamo avuto fino ad oggi. E’ charo che il discorso non funziona. Perché non funziona secondo te? Perché non si vuole vedere che molti industriali hanno preferito investire sugli immobili piuttosto che nell’impresa che dirigono. I conti così non tornano. Come vedi il processo di aggregazione nella sinistra e come valuti la dialettica con il sindacato? Credo davvero molto nell’autonomia sindacale. Credo anche che si dovrà riscrivere perché il cambio della situazione politica non potrà non avere delle conseguenze . L’autonomia prevede un punto di vista proprio sulle varie questioni e quindi il rapporto con lo schieramento politico dovrebbe essere basato su un giudizio proprio. Vedo invece che ci sono giudizi sommari sul dindacato anche nella sinistra. E questo non aiuta a tenere largo il fronte. Il livello del confronto e dello scontro verso gli avversari dovrebbe alzarsi. E questo non dà la misura della costruzione di un nuovo soggetto. In molti sostengono che il sindacato ha bisogno comunque di una sponda politica. C’è bisogno di una sponda politica. Tante questioni sindacali se non sono raccolte rischiano di rimanere lettera morta. C’è bisogno di una sponda politica non solo nel gioco tra istanza sindacale e soluzione governativa o parlamentare. Il sindacato attualmente si trova in una fase difficile. C’è difficoltà a raccogliere la domanda sociale presente nelle metropoli e farla diventare politica. Il difetto del presidenzialismo si corre anche nel sindacato. La politica sindacale deve coinvolgere e rendere protagonisti i delegati. La sinistra radicale ha preso sul serio questa questione del soggetto unico. Tu che ne pensi? Penso proprio che il processo unitario vada fatto presto e bene altrimenti c’è il rischio di sfrangiamento e dispersione di forze. E’ importante la risconoscibilità del processo presso i lavoratori. E’ stato un errore aver rotto la coalizione. Aver abbandonato l’architrave dell’unità è stato un errore enorme. E’ un disastro. La risposta della sinistra deve essere opposta e quindi deve essere unitaria e aperta verso le forze del centrosinistra che si libereranno nelle contraddizioni del Partio demnocratico. |
Ai lavoratori serve una sinistra unita e aperta al confronto – Intervista a Marco Fenaroli Segretario Generale CGIL Brescia
Aprile 12, 2008 · Lascia un Commento
Categorie: NEWS

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