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BERTINOTTI: “DAL VOTO NASCE LA NUOVA CASA DELLA SINISTRA” da Repubblica 11 aprile

Aprile 12, 2008 · Lascia un Commento

“Siamo agli sgoccioli. Adesso toccherà a voi, avanti le giovani generazioni”. Arriva in piazza Navona, per chiudere a Roma la sua lunga cavalcata, e Fausto Bertinotti già immagina la staffetta, pensa al dopo-voto. Quando, qualunque sia il responso delle urne, fatto il passo indietro da leader operativo, lancerà il suo appello: non si farà retromarcia dalla sinistra unita. E già lunedì sera il presidente della Camera potrebbe annunciare quest’ultima sfida: un’assemblea costituente al più presto per dar vita al nuovo partito. Un buon risultato metterà le ali ai piedi al progetto, se no la battaglia sarà tutta in salita.  Così, con Dario Vergassola nel ruolo di intervistatore-provocatore, e davanti a qualche migliaio di militanti e non (si affacciano anche Minoli e la cantante Tosca), consegna il messaggio per la sfida di domenica ma pure quello per il futuro della Cosa rossa. Il voto utile? “Droga pesante”. Immessa da Veltroni e Berlusconi in campagna elettorale per “distorcerne l’andamento”, e dunque “mistificare la realtà”. Il bersaglio della sfida di domenica è il “Veltrusconi”, con le magliette-gadget della “creatura” che passano di mano in mano. Il duopolio, accusa Bertinotti, che non è “nè innocente né neutro” e che punta a azzerare la sinistra, la cui affermazione viceversa è proprio la condizione preliminare per “far saltare l’inciucio”.  Dalle urne, ecco qui il senso di marcia che il candidato vuol dare all’operazione, “può nascere una nuova sinistra, la sinistra arcobaleno, la casa di tutti noi. Non ci chiuderemo in una riserva”. Per cui, come si usava nei comizi di una volta, compagni “andate casa per casa, strada per strada e chiedete un voto per quel giorno”. Lungo applauso liberatorio, Vergassola non si lascia sfuggire l’occasione, “e a casa date anche una carezza ai vostri bambini, dite che è di Fausto…”. Al quale, fra l’altro, chiede: “Ma Bossi con quella frase sui fucili non è stato un po’ un pistola?”. Oppure: “Fini diceva che Berlusconi era alle comiche finali, ma ora lui che fa, Stanlio?”.  Bertinotti si diverte. Ma poi distribuisce equamente fendenti al capo del Pd e a quello del Pdl. “Volgare” l’accusa di Veltroni al Prc per la crisi del governo Prodi, “su quel ramo non c’eravamo seduti solo noi ma tutte le forze che si erano unite contro Berlusconi”. Mea culpa per i risultati ottenuti con il governo del Professore, ma dopo cinque anni devastanti del Cavaliere “dovevamo provarci a stare a Palazzo Chigi, ma non è andata come volevano”. Ma, citando Gramsci, il compito è di provarci e riprovarci, “lo abbiamo fatto con il governo, ora riproviamo dall’opposizione perché questo è il nostro dovere”. Il generale Del Vecchio non vuole gay nell’esercito? “Se fosse stata approvata la legge sull’omofobia sarebbe stato denunciato e condannato”.  Berlusconi e Dell’Utri considerano Mangano un eroe? “E’ la loro idea di giustizia: condannano i comunisti e assolvono i mafiosi”. Oggi ultimi fuochi per la campagna elettorale del candidato premier della Sinistra arcobaleno: prima Genova poi in serata chiusura a Torino, dove sul palco ci sarà anche Sergio Cammariere.

 

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