Blog de “La sinistra l’arcobaleno” a Brescia

A Brescia la sconfitta più amara – Il voto operaio emigra nella Lega (di Beppe Almansi da Liberazione 26/04/2008)

Aprile 28, 2008 · Lascia un Commento

Due serate di intenso dibattito, il 21 e il 22 aprile, dove è prevalsa la volontà di capire le ragioni di una sconfitta.
Messa da parte ogni appartenenza, il Comitato politico bresciano del PRC riparte da qui, dalla necessità di indagare il fenomeno di una Lega che ha avuto gran parte del voto operaio, dando identità, con proposte come il federalismo fiscale, alle ansie dei lavoratori.
Le avvisaglie di questo fenomeno si potevano scorgere in filigrana già dal 1993 in una approfondita inchiesta della FIOM che spiegava come non fosse più il lavoro, l’appartenenza alla classe operaia, il collante sociale dei lavoratori al nord.
E, ancora, la campana d’allarme era suonata con le amministrative della primavera 2007, quando in tutti i comuni lombardi superiori ai 15 mila abitanti abbiamo perso il 43 % dei voti sulle politiche del 2006. È in questo contesto che i pensionati, i precari e gli operai non vedono più nella sinistra uno strumento utile per migliorare le proprie condizioni di vita.
La parola d’ordine negli interventi al Comitato politico provinciale è “mantenere l’unità e aprire una discussione nei paesi, per capire la sconfitta della sinistra, culturale prima ancora che sociale e politica”. Alla fine è stato approvato a larghissima maggioranza un dispositivo che invita la segreteria “a restare in carica al fine di adempiere gli obblighi previsti dall’iter congressuale”.
La sconfitta è stata pesantissima per noi, ma anche per il Pd che non ha sfondato con il suo progetto di forza riformista maggioritaria e ora si ritrova a una resa dei conti lacerante.
Il progetto della Sinistra deve continuare, c’è stata la capacità di capire la volontà di unirsi ma, anche a causa della velocità con cui si è arrivati al voto, non c’è stata la capacità di ricostruire il tessuto sociale.
Unire la Sinistra ripartendo da Rifondazione e dal lavoro, dunque, ma senza abbandonare quei temi (diritti civili, laicità, difesa dei diritti dei migranti) per i quali, secondo qualcuno, abbiamo perso.
Si impone una presa di responsabilità collettiva per arrivare a un congresso nel quale la diversità sarà un valore aggiunto alla linea politica.
Prima di allora abbiamo una responsabilità in più: rendere conto a quel 3,5% che ci ha votato perché non vada dispersa un’esperienza che ha visto la partecipazione e la messa in rete di tantissime persone che ci chiedono di non tornare indietro.
Per questo, dalla prossima settimana inizieremo una serie di assemblee su tutto il territorio, con tutte le donne e gli uomini che ci hanno sostenuto e con quelle che non l’hanno fatto e oggi ne sono pentite.

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