Blog de “La sinistra l’arcobaleno” a Brescia

UN VOTO PER COSTRUIRE IL FUTURO

Aprile 12, 2008 · Lascia un Commento

di Giovanni Berlinguer

Liste, simboli, schede e leggi elettorali. Questa stranissima campagna elettorale è caratterizzata più dalla forma che dalla sostanza. Alitalia ha cento giorni di sopravvivenza, la Tyssen ricatta i lavoratori, i rifiuti hanno intossicato anche le mozzarelle, la recessione dall’America si avvicina all’Europa, e imperterriti si discute dei contenitori della politica. I voti si chiedono per il partito più nuovo, più moderno, mentre governo e giustizia amministrativa litigano sui simboli e la scheda elettorale fa arrabbiare quanto le liste dei “nominati” che siederanno in parlamento. L’amaro in bocca è profondo. L’antidoto, come ha cercato di fare la Sinistra Arcobaleno, può consistere solo nel parlare di contenuti, del rapporto tra lavoro, rendita e profitto, di laicità e beni comuni, di ambiente e partecipazione. Di legalità e rispetto delle regole. La preoccupazione principale è che questo paese rischia di andare alla deriva per il sommarsi di due fattori, intrecciati tra loro: l’assenza di una politica forte, quella delle idee, dei valori e della cittadinanza, e il venire meno del senso civico, del rispetto dei diritti e dei doveri, del senso dello Stato e delle sue Istituzioni. E’ tutto il paese che deve ricostruire un’etica della cosa pubblica. E anche privata.
La malapolitica è madre ma anche figlia della malafinanza, della malasanità, della malamministrazione e via elencando. L’antipolitica accusa, e ha le sue ragioni, la casta, i partiti e perfino i sindacati. Ma sbaglia chi non associa le sue ire verso i privilegi degli eletti a quelli ancora maggiori dei banchieri e dei manager, ai loro guadagni e ai loro disastri.
Quando si parla di questione morale si pensa subito ai partiti, alla loro ingombrante presenza nella vita pubblica, all’occupazione dello Stato in tutte le sue articolazioni, ma ci si dimentica delle scelte economiche che hanno fatto crescere a dismisura il divario tra il salario dei lavoratori e quello degli amministratori delegati e dei finanzieri. I responsabili dei mutui subprime, dei bond argentini o del crack Parmalat, i campioni dell’industria di Stato che riducono al lumicino l’Alitalia, ma lasciano l’azienda con milioni di euro di liquidazione, hanno profonde responsabilità nel declino morale del paese. L’errore della politica è quello di aver pensato che con l’ingegneria istituzionale, le bicamerali e le leggi elettorali si potessero risolvere i problemi dell’Italia, cucendole addosso un vestito di taglia, stoffa e colore a suo piacimento.
Anziché riformare la politica si è dato spazio in prevalenza alle formule e ai leader, fino ad arrivare alla conferma di una legge che chiama l’elettore solo a ratificare i prescelti dalle segreterie dei partiti. Tutti sembrano rifiutare i voti della criminalità organizzata, ma poi nel centrodestra si recuperano in lista persone inquisite o condannate, si beatifica lo stalliere di Arcore e si va a cena con i boss.
Si è teorizzata la scomparsa delle ideologie ma il risultato sono programmi elettorali, come quelli di Pd e Pdl, che in molti punti si assomigliano e che sono ricchi di “effetti speciali”. Molti partiti, invece di favorire la partecipazione dei cittadini, hanno assunto sempre più connotati clientelari, lontani dalla vita e dai problemi delle persone. Poca morale e troppi interessi, con una frammentazione della rappresentanza e una politica ridotta alle strategie dei capi, che non riesce a parlare ai giovani. Girando per l’Italia, e ascoltandoli, ho percepito invece la crescita di una generazione critica, disponibile ad assumere le proprie responsabilità per il futuro dell’Italia.
Il lavoro, i diritti, i beni comuni (la pace, il sapere, l’ambiente), il futuro dei giovani sono le strade da percorrere per costruire un’etica e una politica vicine alle persone e alla loro vita. Solo così la questione morale non resta invettiva elettorale ma diventa parte di una rigenerazione della democrazia, che  altrimenti è destinata a restringersi ulteriormente. Occorre ancora una volta non arrenderci, essere più coraggiosi e farci largo con la forza delle nostre speranze

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Ai lavoratori serve una sinistra unita e aperta al confronto – Intervista a Marco Fenaroli Segretario Generale CGIL Brescia

Aprile 12, 2008 · Lascia un Commento

di Fabio Sebastiani

Liberazione 11 aprile 2008

Marco Fenaroli è il segretario della Cgil di Brescia. Ha cinquantasette anni. E’ stato sempre vicino alle posizioni di quello che fino a poco tempo fa erano i Democratici di sinistra. Oggi ha scelto un percorso di critica al partito Democratico.

Dalle prossime elezioni il centro-sinistra perderà il trattino e ciò non potrà non avere conseguenze per il sindacato. Tu come la vedi?


Quello che mi preoccupa di più è che riceviamo continue ricette dal mondo politico nelle quali si trova molta demagogia. Questo rende il terreno sindacale molto difficile da praticare perché alla fine il sindacato rimane pur sempre un momento di mediazione sociale.

A che cosa ti riferisci?

Penso osprattutto alle proposte che si sentono da parte dello schieramento di destra e dal Partito democratico. Cito così, a caso, dalle pensioni alla eleminazione del carico fiscale sugli straordinari sul secondo livello di contrattazione, fino ai compensi ai precari. Si tratta di una invasione di campo pesantissima. Secondo me alla fine i lavoratori ci chiederanno cosa siamo capaci di replicare visto che i politici promettono a destra e a manca. Sul sindacato ricadrà il peso delle aspettative deluse.

Però è stato sempre un po’ così nei rapporti tra la poiltica e il sindacato, non credi?

No. Questa demagogia che nel centrosinistra è un dato nuovo. Siamo di fronte a una rincorsa sensa senso. Siccome che la sconfitta del partito democratico è probabile, assisteremo a una fuga dalle responsabilità da parte loro.

L’assetto istituzionale che si va prospettando non è tra i più rassicuranti per il sindacato. In più questo Partito democratico che vuole introiettare il confronto tra capitale e lavoro al suo interno sottraendolo in questo modo al Parlamento non è che sia una cosa positiva.

La corsa da soli, il nome del cadidato presidente del Consiglio ci dicono di una corsa sfrenata al presidenzialismo. Materialmente, si cambia il sistema da parlamentare a presidenziale. Si tratta di una semplificazione pericolosa perché la dialettica sociale ha bisogno di esprimersi. Il patto tra produttiori senza una critica al capitalismo italiano è un elemento che non ha molto senso. La Dc non ha mai candidato Mortillaro (a capo di Federmeccanica, ndr) perché la mediazione la faceva direttamente lei come partito-Stato. Nel partito Democratico vengono inglobate figure opposte sul piano della dialettica sociale, almeno sul piano simbolico. In realtà, c’è la critica alla precarietà ma non al tipo di sviluppo che abbiamo avuto fino ad oggi. E’ charo che il discorso non funziona.

Perché non funziona secondo te?

Perché non si vuole vedere che molti industriali hanno preferito investire sugli immobili piuttosto che nell’impresa che dirigono. I conti così non tornano.

Come vedi il processo di aggregazione nella sinistra e come valuti la dialettica con il sindacato?

Credo davvero molto nell’autonomia sindacale. Credo anche che si dovrà riscrivere perché il cambio della situazione politica non potrà non avere delle conseguenze . L’autonomia prevede un punto di vista proprio sulle varie questioni e quindi il rapporto con lo schieramento politico dovrebbe essere basato su un giudizio proprio. Vedo invece che ci sono giudizi sommari sul dindacato anche nella sinistra. E questo non aiuta a tenere largo il fronte. Il livello del confronto e dello scontro verso gli avversari dovrebbe alzarsi. E questo non dà la misura della costruzione di un nuovo soggetto.

In molti sostengono che il sindacato ha bisogno comunque di una sponda politica.

C’è bisogno di una sponda politica. Tante questioni sindacali se non sono raccolte rischiano di rimanere lettera morta. C’è bisogno di una sponda politica non solo nel gioco tra istanza sindacale e soluzione governativa o parlamentare. Il sindacato attualmente si trova in una fase difficile. C’è difficoltà a raccogliere la domanda sociale presente nelle metropoli e farla diventare politica. Il difetto del presidenzialismo si corre anche nel sindacato. La politica sindacale deve coinvolgere e rendere protagonisti i delegati.

La sinistra radicale ha preso sul serio questa questione del soggetto unico. Tu che ne pensi?

Penso proprio che il processo unitario vada fatto presto e bene altrimenti c’è il rischio di sfrangiamento e dispersione di forze. E’ importante la risconoscibilità del processo presso i lavoratori. E’ stato un errore aver rotto la coalizione. Aver abbandonato l’architrave dell’unità è stato un errore enorme. E’ un disastro. La risposta della sinistra deve essere opposta e quindi deve essere unitaria e aperta verso le forze del centrosinistra che si libereranno nelle contraddizioni del Partio demnocratico.

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IL VERO VOTO UTILE E’ ALLA SINISTRA L’ARCOBALENO

Aprile 10, 2008 · Lascia un Commento

Smontano l’ipotesi del “voto utile” come scelta obbligata fra Veltroni e Berlusconi, rilanciando invece l’idea del “voto importante” in termini di partecipazione, preludio a una sinistra che sarà un punto di equilibrio per un’idea di governo nuova.
«Fino a lunedì alle 14 la nostra campagna continua, e a tamburo battente, per convincere sull’utilità di andare al voto» dice Maurizio Zipponi, capolista alla Camera per la Sinistra Arcobaleno, nel rivolgere l’appello al voto insieme agli esponenti bresciani del gruppo, la capolista in Loggia Donatella Albini, la coordinatrice SD Cristiana Manenti con Arturo Squassina, Gianna Baresi, Carlo Colosini, Paolo Mori.
Se a dare una mano in città arriva oggi (10 aprile) Fabio Mussi, ministro dell’Università, che incontrerà alle 15 al museo Ken Damy i segretari generali locali di Cgil, Cisl e Uil, a livello nazionale corre in soccorso anche la matematica per ribadire, soprattutto alla fascia degli indecisi, l’importanza del voto.
CON IL MECCANISMO dei premi di maggioranza previsto dalla legge elettorale, infatti, se la Sinistra Arcobaleno non dovesse farcela a superare lo sbarramento dell’8 per cento al Senato in Lombardia il Pd potrebbe contare su 18 seggi e il Pdl su 29 (considerando secondo i sondaggi che raggiunga la maggioranza, mentre il Pd si fermi al 32 per cento), mentre lo stesso scenario cambierebbe se la Sinistra Arcobaleno superasse lo sbarramento, portando a casa 4 seggi e riequilibrando la situazione, con 26 seggi al Pdl e 17 al Pd.
«Sta maturando la consapevolezza che il voto dato alla Sinistra Arcobaleno non sia un voto perso, ma sia utile e decisivo contro un possibile governo di centro destra», dice Squassina, ribadendo insieme agli altri che polarizzare il voto solo su due formazioni, Pd e Pdl, oltre a stravolgere il pluralismo parlamentare proclamato dal dettato costituzionale rischia di consegnare una vittoria schiacciante alla coalizione guidata da Berlusconi.
«Con la composizione di liste e programmi la Sinistra Arcobaleno vuole segnare una forte novità, che si accompagna a una precisa idea di società, di diritti, di rivendicazioni – conclude Zipponi – Siamo convinti che la sinistra non possa essere cancellata: temi come la tutela del lavoro, la consapevolezza ambientale, i diritti civili, su cui converge il nostro impegno, ci danno il titolo per essere uno dei soggetti protagonisti del rinnovamento del paese».LI.CE.

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Pari diritti a gay,lesbiche e trans

Aprile 8, 2008 · Lascia un Commento

dal Bresciaoggi 8 aprile di Lucilla Perrini

L’ incontro promosso dalla Sinistra l’Arcobaleno sulla «Cittadinanza delle persone lesbiche gay e transessuali» stasera alle 20,30 al Museo Ken Damy, nasce dalla volontà di dare visibilità e autorevolezza alle differenze di genere «tema di cui poco si parla perché g enera ancora imbarazzo – dice Donatella Albini, capolista – e la politica non sa dare risposte». Parlare anche dei diritti di gay, lesbiche e transessuali è nel progetto «di vita e di città che vogliamo – spiega la Albini – un paese che sia laico, che dia piena attuazione ai diritti civili e alla politica delle differenze». E ricorda che il primo atto del governo Zapatero è stato proprio contro la violenza di g enere, con l’inserimento curriculare dell’insegnamento sull’identità di genere. «Dobbiamo ancora fare tanta strada in Italia – spiega Sergio Mazzoleni dell’Arci gay – per superare una cultura condizionata dai pregiudizi. Il primo passo potrebbe essere l’adesione al Re.a.dy, una rete nazionale delle pubbliche amministrazioni per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale».
Questo permetterebbe politiche e atti amministrativi che sappiano rispondere ai bisogni delle persone lesbiche, gay e trans. «Con l’adesione si sottoscrive una carta di azioni positive sul territorio – precisa Manuela Fazia di Pianeta Viola – dal dialogo con le associazioni alla sensibilizzazione sulla popolazione locale, alla formazione di alcune categorie come gli inse gnanti, i pubblici dipendenti». Il discorso della discriminazione sul posto di lavoro è particolarmente sentito dai transessuali, denuncia Gloria Sosta, presidente di Lily Elbe, associazione di supporto ai trans nata nel settembre scorso, e «si sente la necessità di seguire l’esempio già di altre città, di borse di sostegno, con la promozione di percorsi formativi rivolti a tutti gli enti in cui l’offerta di lavoro è estesa anche ai trans».

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Appello di 700 sindacalisti. No all’equidistanza con l’impresa. Difendere il lavoro? Votiamo la Sinistra.

Aprile 4, 2008 · Lascia un Commento

Il 13 e 14 aprile andremo a votare con la consapevolezza che l’autonomia del sindacato non può essere indifferenza e disimpegno rispetto al quadro politico e al risultato elettorale.
Ancora una volta ci troviamo a contrastare una destra aggressiva, liberista e populista che fa della centralità dell’impresa e degli interessi della finanza e del mercato il paradigma della “riforma del paese”.
Nuovi paladini della “modernità” preferiscono inseguirla sul suo stesso terreno: ai cittadini e ai lavoratori non rimarrebbe che scegliere tra due partiti fortemente interclassisti.
Partendo dalla nostra esperienza quotidiana, noi pensiamo, invece, che al centro di questa campagna elettorale debbano stare i temi dell’aumento di salari e pensioni per recuperare l’enorme spostamento della ricchezza verso i profitti e le rendite avvenuto negli ultimi 15 anni; della qualità del sistema produttivo; della stabilità dell’occupazione e la fine del precariato; dell’allargamento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che subiscono il peggioramento delle condizioni di lavoro, a partire dall’inaccettabile livello di morti e infortuni; di uno sviluppo alternativo, basato sul rispetto dell’ambiente e del territorio.
Sosteniamo le ragioni de La sinistra l’Arcobaleno che, unica nel panorama politico, in un processo di rinnovamento a sinistra, pone al centro del suo programma un radicale cambiamento della società, basato sulla centralità del lavoro e del suo valore e non su una equidistanza tra impresa e lavoro.
Il lavoro degli uomini e delle donne, come riconosciuto nell’art. 1 della Costituzione, ha contribuito alla crescita democratica del Paese e ha “contaminato” i più importanti partiti storici dell’Italia; ha concorso al rafforzamento della democrazia parlamentare; ha rappresentato la liberazione dal bisogno per milioni di persone; ha trasformato il sapere e saper fare della società. Il loro impegno sociale, le loro lotte hanno contribuito al progresso, alla civiltà e allo sviluppo democratico del paese.
La democrazia di questo paese è cresciuta con il lavoro e le “conquiste” sociali. Lo stato sociale, i diritti individuali e collettivi, la politica economica rappresentano l’esito delle conquiste realizzate dal lavoro.
Queste conquiste sono soggette al continuo attacco di coloro che considerano il lavoro, la condizione umana, merce da sottoporre all’esigenza del mercato e della competitività.
Sostenere le ragioni del lavoro significa sostenere il diritto alla sua rappresentanza nel parlamento. Per questo invitiamo le lavoratrici, i lavoratori e i pensionati a partecipare al voto. Noi, sottoscrittori di questo Appello, votiamo e sosteniamo la Sinistra l’Arcobaleno.

href=”http://lasinistralarcobaleno.files.wordpress.com/2008/04/appello-di-700-sindacalisti.doc”

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QUATTRO CAVE A MONTICHIARI:GLI AFFARI ECONOMICI VENGONO PRIMA DEL FUTURO DELL’AEROPORTO?

Aprile 2, 2008 · Lascia un Commento

Oggi la V Commissione Consiliare “Territorio” con il solo voto favorevole del Centrodestra ha dato il via libera alla ripresa dell’escavazione nei quattro Ambiti Territoriali di Escavazione (ATE n.38, n. 39 “Cava Inferno” – n.40 nel Comune di Ghedi e n. 46 Comune di Montichiari) posti proprio sul confine con l’aeroporto di Montichiari, attività estrattiva che era stata sospesa grazie alla legge regionale n. 5 del 27 febbraio 2007 approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale.
Una decisione grave assunta con il voto contrario delle forze della La Sinistra L’Arcobaleno che proseguiranno la loro forte opposizione anche nella prossima discussione in Consiglio Regionale.
La decisione assunta dai partiti del Centrodestra è gravissima ponendosi in contrasto con quanto stabilito dall’Art. 14 della Legge regionale citata che prevede, al fine di non compromettere il futuro sviluppo dell’aeroporto di Montichiari, il blocco di qualsiasi variazione urbanistica o edilizia del territorio limitrofo.
La legge prevedeva infatti il blocco per 15 mesi, blocco ulteriormente prorogato, sempre con voto favorevole unanime, al fine di permettere l’adozione del piano d’area dell’aeroporto.
Una scelta, dunque che si pone in netto contrasto con quanto il Centrodestra sta sbandierando relativamente all’interesse sul futuro dell’aeroporto bresciano di cui invece pubblicamente si fa alfiere.
Come al solito la maggioranza che governa questa regione antepone all’interesse generale gli interessi economici di parte in questo caso quelli della industrie estrattive autorizzando addirittura la ripresa dell’attività di una cava posta sotto sequestro poco prima di Pasqua da parte del Nucleo Investigativo Territorio Ambiente (NITA).
Un colpo di mano della maggioranza di centrodestra che cerca la strada di concedere l’autorizzazione senza dover aspettare la scadenza del blocco previsto dalla legge e dalla successiva proroga approvata neppure un mese fa, una scelta dunque che si spiega solo nella previsione del possibile scioglimento anticipato del consiglio regionale.
La Sinistra L’arcobaleno di Brescia si opporrà in tutte le sedi affinché questa decisione non superi il voto in Consiglio perché il futuro dell’Aeroporto di Montichiari non venga deciso da potentati economici locali e da scambi di favori elettorali. Infatti è ormai chiaro, se qualcuno ancora aveva dubbi, che su quell’area si stanno concentrando una moltitudine di interessi economici a cui il centrodestra di Brescia e quello lombardo guardano con grande interesse.

Giannarosa Baresi – Consigliera Provinciale
Arturo Squassina – Consigliere Regionale
Osvaldo Squassino – Consigliere Regionale

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RITA BORSELLINO, capolista al Senato nella Regione Lombardia

Aprile 2, 2008 · Lascia un Commento

Rita Borsellino è nata a Palermo il 2 giugno 1945.E’ laureata in Farmacia, sposata e madre di tre figli. Il suo impegno politico inizia dopo la strage di via D’Amelio dove perse la vita il fratello, il giudice Paolo Borsellino.

E allora, infatti, che da mamma e farmacista, riservata e dedita alla famiglia, Rita Borsellino diventa un personaggio pubblico: tiene incontri e conferenze e inizia a lavorare nel sociale per costruire e rafforzare la coscienza antimafia in Sicilia e in tutto il Paese.

Con l’Arci ha dato vita alla Carovana Antimafia e con don Luigi Ciotti all’Associazione Libera contro le mafie, di cui è stata vicepresidente fino al ‘95 e presidente onoraria fino allo scorso inverno quando ha deciso di candidarsi come presidente dell’Unione alle regionali in Sicilia contro Salvatore Cuffaro. Non ce l’ha fatta per 300 mila voti nonostante una campagna partecipata in cui per la prima volta, il programma è stato scritto insieme, da partiti e società civile organizzata dentro quelli che Borsellino ha chiamato cantieri per il programma e che ancora oggi vivono sul territorio per elaborare proposte politiche e supportare lattività di Rita Borsellino dentro il parlamento regionale dove siede come parlamentare.

Il risultato di Rita Borsellino può comunque considerarsi un successo: è stato il candidato di centrosinistra più votato nella storia della Sicilia con oltre un milione di consensi ed attorno al suo nome (scelto con le primarie) si è ritrovata tutta l’Unione.

Per sostenere la sua candidatura sono nati in tutta lisola anche 200 comitati spontanei, realtà che in parte ancora oggi continuano ad esistere e a fare da raccordo tra le esigenze del territorio e la vita dell’Ars. Anzi è proprio da questo fermento che nato il movimento UnAltra storia. Un movimento che in nome del cambiamento vuole mettere insieme i partiti dellUnione, la società civile organizzata siciliana e i giovani.

La sua esperienza e la sua sfida per il cambiamento in Sicilia è stata raccontata dai maggiori quotidiani e periodici europei, e in diversi libri. Suoi contributi e testimonianze sono contenuti in: Nonostante Donna. Storie civili al femminile, a cura di M.De.Luca, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996; La fatica della legalità. Atti del Corso in memoria di G. Falcone, Lucca 1999; I ragazzi di Paolo. Parole di resistenza civile. Edizioni Gruppo Abele, Torino 2002; Fare memoria. Per non dimenticare e per capire; EditorePacini Fazzi, 2002; Rita Borsellino – Il sorriso di Paolo EdiARGO Ragusa, 2005

Tra i riconoscimenti più significativi che le sono stati assegnati quello che ogni anno il periodico carcerario Nonsolochiacchiere di Rebibbia assegna a chi si particolarmente impegnato per il miglioramento del sistema della giustizia.

Rita Borsellino è inoltre presidente dell’Associazione Piera Cutino guarire dalla talessamia Onlus con sede a Palermo. L’associazione ha tra i propri obiettivi fondanti quello di migliorare lassistenza ai pazienti affetti da emoglobinopatie; rendere più agevole il soggiorno dei familiari; potenziare la ricerca scientifica nel settore della Terapia genica e del Trapianto in utero; dar vita ad un padiglione ex novo in grado di ospitare per intero i locali della Divisione di Ematologia II con Talassemia dellOspedale V. Cervello di Palermo; realizzare un Polo di eccellenza per la ricerca con nuove apparecchiature di laboratorio, introducendo nuovi ricercatori e sviluppando gli attuali contatti con Università e laboratori Internazionali.

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Appello per la laicità , valore costituzionale.

Aprile 2, 2008 · 1 Commento

Una recente sentenza della Corte costituzionale ha definito la laicità il principio supremo dell’ordinamento della nostra Repubblica, perché racchiude in sé tutti gli altri valori fondamentali, quali la libertà e l’uguaglianza dei cittadini , la democrazia e la solidarietà sociale.
La laicità è assunta dalla nostra Costituzione come strumento di emancipazione da qualsiasi condizionamento ideologico, morale e religioso ed è modo per affermare una propria autonoma tavola dei valori cui ispirare le regole della convivenza civile.

Questi valori rappresentano la conquista piu’ significativa perseguita nel corso della lotta di Resistenza contro la dittatura fascista e la sua pretesa totalitaria di imporre una religione di Stato, concepita come strumento di potere , di captazione e di gestione del consenso.

Contro la laicità dello Stato è oggi in atto una offensiva senza precedenti. Ne sono protagoniste tutte le forze conservatrici e reazionarie del Paese. E, purtroppo, non solo queste. Sotto attacco sono, la scuola pubblica, il diritto alla procreazione assistita, la libertà della scienza e il suo ruolo nella società, le unioni civili e, in particolare, la legge 194.

Pur di fronte all’evidenza incontestabile di una legge che è stata in grado di ridurre considerevolmente il numero degli aborti e di eliminare gli aborti clandestini, la legge 194 torna ad essere aggredita perché si tenta ancora una volta di negare il diritto all’autodeterminazione della donna e il rapporto inscindibile tra questo diritto e l’inizio della vita.

Del pari, si tenta, aggredendo la libertà della scienza, di colpire il pensiero critico e dubitativo che la modernità ci ha consegnato e sul quale si fonda la secolarizzazione della società. In questione, insomma, è l’idea stessa della libertà, premessa per lo sviluppo umano, la crescita della società, la diffusione della conoscenza e del sapere.

Alla Sinistra anzitutto compete la responsabilità storica di affermare, nel futuro Parlamento, con una azione unitaria delle forze democratiche, il valore della laicità.

Valerio Pocar, Silvia Buzzelli,Carlo Flamigni, Margherita Hack, Maria Pellegatta, Carlo Bernardini, Piergiorgio Odifreddi, Marcello Cini, Roberto Fieschi, Rina Gagliardi, Daniela Polenghi, Domenico Chiesa, Vito Francesco Polcaro, Gianni Bonazzi, Bruno Moretto, Corrado Mauceri, Piergiorgio Bergonzi, Alba Sasso, Giuseppe Musolino, Luciano Di Ienno, Jole Garuti, Irene Campari, Donatella Albini

Per aderire inviare una email a silvia.buzzelli@unimib.it

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NON SIAMO TUTTI UGUALI

Marzo 31, 2008 · Lascia un Commento

Le chiedo gentilmente spazio sulla sua rubrica per esprimere una mia opinione, perché sento che troppe volte la sofferenza, il dolore e le fatiche che molti operai fanno per poter arrivare a fine mese viene strumentalizzata a fini elettorali. Ho avuto modo di ascoltare in confronti televisivi affermazioni tese a dimostrare che oggi, nel terzo millennio, tutto è uguale, tutti siamo uguali.
Massimo Calearo, già leader dei padroni metalmeccanici, oggi candidato nelle liste del Partito democratico, ha affermato che la destra e la sinistra oggi «si differenziano solo per il lato di Montecitorio in cui siedono i parlamentari».
«L’imprenditore è un lavoratore, che rischia, che ci mette del suo»: dopo la bufala del «lavoratore imprenditore di se stesso», ecco la nuova, brillante teoria di Walter Veltroni.
Così, con un colpo di bacchetta magica, nei luoghi di lavoro e nella società scompaiono le classi, i diversi interessi, i differenti bisogni. Così non ci sono più sfruttatori e sfruttati. E la politica non serve più. Ma questo mondo dipinto in tinte pastello, questo mondo dai tratti sfumati, non è il mondo in cui viviamo.
Nel mondo vero si muore sul lavoro e ci si ammazza per aver perso il lavoro. Nel mondo vero c’è chi si sposta con l’elicottero privato e chi con treni lerci e sempre in ritardo; c’è chi «gioca in Borsa» e guadagna miliardi e chi sopravvive, come tanti operai della OM Iveco di Brescia con mille euro al mese; c’è chi possiede dimore hollywoodiane e chi per un appartamento di quaranta metri quadri spende metà del suo salario; c’è chi evade le tasse e viene persino applaudito agli onori della cronaca e chi le paga direttamente in busta paga; c’è chi tiene «i risparmi» in Lussemburgo o nei paradisi fiscali e chi è costretto a indebitarsi; c’è chi ha diritto di voto e chi, pur lavorando in questo Paese, di fatto non esiste.
Non è vero che tutto è uguale, non è vero che tutti siamo uguali: ci sono ingiustizie e privilegi, c’è chi subisce e chi comanda, c’è chi fatica e chi non ha problemi.
Le classi, i diversi interessi, i differenti bisogni ci sono. E allora la politica serve. Una politica «di parte», una politica che sceglie chi e quali esigenze rappresentare.
Una politica che si pone l’obiettivo di ridurre i privilegi, di sanare le ingiustizie.
Una politica capace di riconoscere l’abisso che separa sfruttatori e sfruttati. E allora serve la sinistra. Serve chi si schiera nettamente dalla parte di chi vive del proprio lavoro e si merita di vivere meglio.
Appaiono ipocrite, a mio parere, le conferenze operaie nazionali, di sessantottesca memoria, quando poi nel concreto si effettuano scelte che colpiscono gli interessi veri degli operai e delle operaie e si ipotizza di cancellare i contratti e lo statuto dei lavoratori.
In tutta la mia vita da operaio, da sindacalista e ora da consigliere regionale, non ho mai né criticato né condannato chi la pensa diversamente. Mi infastidisce però che si prenda in giro chi lavora onestamente e produce la ricchezza del Paese.
OSVALDO SQUASSINA
Consigliere regionale Sinistra Arcobaleno
(Giornale di Brescia – 30 marzo 2008)

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DIFENDERE I VALORI CRISTIANI?

Marzo 26, 2008 · Lascia un Commento

Leggo sulla stampa locale che stasera, in città, vi era un’iniziativa del Partito della libertà sulla “difesa dei valori cristiani”, presenti tra gli altri l’on. Sandro Fontana e il candidato sindaco Adriano Paroli.
Contemporaneamente leggo sul Manifesto che ieri Casini avrebbe sostenuto che uno dei propositi principali dell’UDC sarebbe “la difesa dell’identità cristiana dell’Italia”.

Come cristiano sono rattristato dall’immagine della “difesa dei valori cristiani”, laddove la parola “difesa” fa pensare a valori confinati dietro mura e fili spinati, o peggio protetti dalle armi, mentre i valori cristiani (come tutti i valori) dovrebbero essere praticati quotidianamente e, in questo modo, irrompere liberamente nel mondo, vivere in mezzo alle donne e agli uomini, aprirsi al confronto con chi è diverso da noi, senza la paura di perdersi, ma anzi nella convinzione che così contribuiranno alla crescita umana di tutte e tutti, quale lievito per il pane e sale della terra.

Vedere poi un sentimento religioso, di per se’ universale, abbinato a un’identità nazionale mi fa addirittura rabbrividire, ricordando l’uso strumentale che in tante parti del mondo si è fatto e si fa tuttora di una religione a sostegno del nazionalismo spesso criminale di un Paese verso un altro popolo o verso una minoranza etnica. Nel caso italiano, scordando che la nostra costituzione non prevede una religione di stato e sancisce invece la separazione tra stato e chiesa cattolica, si vuole sostenere una presunta identità cristiana del nostro Paese per far sentire degli esclusi o peggio degli inferiori gli uomini e le donne di altre religioni o non aderenti ad alcuna religione, mentre ogni convinzione etica merita uguali dignità e considerazione.

Ma, soprattutto, come cittadino e candidato consigliere comunale, sono convinto che ogni buon amministratore, nella gestione della cosa pubblica, abbia il dovere costituzionale di mettere in campo politiche che non discriminino le cittadine e i cittadini in base alle proprie convinzioni etiche e, pertanto, non possa difendere i valori di una sola religione, benchè maggioritaria.
Chi, giustamente, stigmatizza Paesi nei quali le regole morali di una religione assurgono a legge, come avviene in alcuni stati a forte presenza islamica, non può sostenere il contrario in Italia.

La laicità delle istituzioni, intendendo le istituzioni stesse come un luogo aperto a tutte le opzioni politiche, culturali, etiche, religiose, è a tutela della libertà di tutte e di tutti, anche della libertà religiosa dei cristiani, che peraltro non fanno tutti riferimento alla tradizione cattolica romana.

Sergio Mazzoleni

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